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Nome comune: BARBAGIANNI

Famiglia: Strigidi

Ordine: Strigiformi

Classe: Uccelli

CARATTERISTICHE:

E’ forse fra i rapaci notturni più noti caratterizzato da un piumaggio candido delle parti inferiori e dall’ampio disco di penne a forma di cuore sulla faccia, che racchiude il becco e gli occhi nerissimi e piccoli rispetto ad altri rapaci notturni. Le parti dorsali sono marroni e quelle ventrali sono più chiare, in entrambi i casi screziate. La sua lunghezza totale è di circa 35 cm, e l’apertura alare è di 85-93 cm.

Alcune caratteristiche di adattamento alla vita notturna, sono comuni a tutti gli Strigiformi (il gufo reale, il gufo comune, l’allocco, la civetta, il barbagianni, l’assiolo e il gufo di palude).

Innanzitutto questo adattamento si riflette nell’enfatizzazione della vista, dell’udito e nella specializzazione di un volo silenzioso. L’ottima vista, grazie ai grandi occhi posti in posizione frontale, è associata ad una elevata mobilità del collo, che permette di muovere il capo in direzione orizzontale e verticale, ruotandolo anche di 270°. Questa mobilità compensa l’incapacità di ruotare gli occhi, e le movenze del capo permettono di assumere informazioni sulla posizione di un oggetto, variando il cosiddetto punto di osservazione. L’udito è intensificato dalle penne disposte a disco attorno agli occhi che fanno apparire la faccia dell’animale piatta e che, coprendo le aperture auricolari, convoglia le onde sonore verso l’orecchio. Il barbagianni e il gufo comune presentano un lembo di pelle che copre l’orifizio auricolare, bordato di piccole penne rigide.

Altro fondamentale adattamento è la capacità di volare in assoluto silenzio grazie alle piume soffici e vellutate, e all’estremità sfrangiata delle penne delle ali, che garantisce una minore resistenza all’aria. Tutti questi adattamenti consentono di giungere sulla preda improvvisamente, giocando tutto sull’effetto sorpresa. Altra caratteristica che accomuna gli Strigiformi è la capacità di ingurgitare, nella maggioranza dei casi, le prede intere. Le parti molli vengono digerite, mentre le parti dure (unghie, ossa, peli, piume, denti e la parte esterna degli insetti) vengono espulse sottoforma di pallottole allungate, dette borre.

VITA ED ABITUDINI:

Il barbagianni conduce una vita strettamente notturna. Il maschio, per delimitare il proprio territorio, emette dei segnali vocali ripetuti e ad intervalli regolari.

Il barbagianni non conosce un periodo specifico per la riproduzione, anche l’inverno può essere favorevole, l’importante è che sia disponibile cibo. I barbagianni nidificano in alberi cavi, granai, campanili ed edifici abbandonati; generalmente infatti non costruisce il nido, ma utilizza quello di altri uccelli o le cavità che trova negli alberi o nei sottotetti. La femmina, più grande del maschio, a partire da marzo depone da 2 a 10 uova completamente bianche. I pulcini nascono e si sviluppano in tempi diversi. Dopo circa 3 mesi i piccoli sono indipendenti e in grado di lasciare la dimora natale, e di cercare un proprio territorio.

La sua dieta include preferibilmente micromammiferi roditori ed insettivori, ed in limitata parte piccoli uccelli, anfibi, pesci, insetti e talvolta rettili. Al termine della digestione, anche il barbagianni, come gli altri Strigidi, rigetta le borre.

Questo rapace è diffuso in tutti i continenti, ed è riuscito a trarre vantaggi anche da habitat altamente antropizzati, purché siano presenti coltivazioni e vecchi edifici.

NON TUTTI SANNO CHE:

Nella fase riproduttiva il maschio si esibisce battendo le ali tra loro come in un applauso, indicando, in qualche modo, la posizione del nido e s’accuccia e si muove attorno. La femmina, se il maschio l’aggrada, risponde ronfando e con degli schiocchi della lingua. Nel momento in cui accetta il cibo che il maschio le offre, l’accoppiamento può avere inizio.

Di recente numerose popolazioni di barbagianni hanno subito un netto calo, dovuto alla carenza di luoghi adatti alla nidificazione e all'uso dei pesticidi che sterminano le loro prede.

© 2007 La Soffitta di Luna
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