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Nome comune: GIBBONE

Famiglia: Ilobatidi

Ordine: Primati

Classe: Mammiferi

CARATTERISTICHE

Nome comune di alcune specie di scimmie antropomorfe. Il gibbone si è adattato a vivere tra gli alberi ed ha una particolare struttura del corpo.

La testa è piccola e tonda e gli arti sono molto lunghi così che consentono una presa ed un appoggio sicuri e rapidi nel passaggio da un ramo ad un altro. Inoltre il gibbone riesce a mantenere una posizione eretta e a compiere dei salti notevoli.

Il colore della pelliccia, soffice e lanosa, varia molto con la specie e talvolta tra i sessi. Sono evidenti dei colori distintivi sulla faccia. Ad esempio ci sono alcune specie con i maschi bruni con il pelo sulle guance rosso, le femmine dorate e i giovani biancastri; in altre specie i maschi sono completamente neri e le femmine sono dorate con il contorno degli occhi bianco in entrambi i sessi.

In generale la lunghezza complessiva di questo Primate è di 40-70 cm ed il peso oscilla tra i 4 e i 7 kg. Il maschio e la femmina sono simili come dimensioni (diversamente dai gorilla o dagli oranghi, tra i quali maschi e femmine differiscono notevolmente).

VITA ED ABITUDINI

Il gibbone possiede delle peculiarità che lo rendono unico tra i Primati, è monogamo (quindi il maschio e la femmina sono fedeli l’uno l’altra), territoriale (difende una specifica area dagli intrusi) e si nutre di frutta.

Predilige habitat con foreste sempre verdi ed infatti la forma e la struttura del corpo riflettono un ottimo adattamento alla vita arboricola (tra gli alberi).

Le diverse specie emettono differenti vocalizzazioni che richiedono uno sforzo notevole. I suoni emessi riflettono lo “stato d’animo” dell’animale, ad esempio possono esprimere irritazione, richiami amorosi o aggressività e servono ad inviare chiari messaggi di riconoscimento tra individui dello stesso nucleo familiare e ad escludere gli estranei della medesima specie o di specie diverse. Sembra che questi suoni non servano tanto a creare dei nuovi legami, quanto a mantenerli. Inoltre questi “canti” consentono continuamente di definire il territorio e ad informare ed allontanare eventuali intrusi. Alcune specie possiedono delle sacche all’altezza della gola che consentono di elaborare particolari suoni. Oltre alle vocalizzazioni, altra fondamentale interazione sociale è sicuramente il “grooming”, ossia la pulizia del pelo tra adulti e giovani. Altro importante momento di interazione è il gioco.

La ricerca di cibo coinvolge gruppi numerosi per 9-10 ore al giorno. Il gibbone si ciba soprattutto di frutta, entrando in competizione più con gli uccelli che con altre scimmie, ma anche di giovani foglie e di piccoli invertebrati. Durante l’anno si nutre di frutti diversi e in quantità tali da permette alla pianta di riprodursi: questo equilibrio fra animale e pianta è fondamentale perché in questo modo il gibbone si assicura cibo per il futuro.

Una coppia di gibboni adulti di solito genera un unico piccolo ogni 2-3 anni. Dopo 7-8 mesi di gestazione nasce il piccolo che è accudito con estrema attenzione per i primi due anni di vita. A circa 6 anni il giovane inizia ad interagire sempre più frequentemente con gli altri componenti del gruppo; con il passare del tempo le interazioni, che inizialmente erano amichevoli, divengono più violente sino a sfociare, verso l’ottavo anno di vita, con l’allontanamento del giovane dal gruppo. Questo trascorre molto tempo ad emettere dei richiami atti ad attirare l’attenzione delle femmine, senza avere però gran successo.

Il gibbone di Giava è color grigio cenere; il gibbone a mani bianche, della penisola malese, è facilmente riconoscibile per le estremità bianche e per il suo caratteristico richiamo musicale. Il gibbone più grande è il siamango, della Malaysia e di Sumatra. E’ presente inoltre nell’India orientale sino a sud della Cina.

NON TUTTI SANNO CHE:

Il gibbone riveste un ruolo particolare tra i popoli della foresta. Infatti, per l’intelligenza, per la posizione eretta e per l’assenza di coda è considerato molto simile all’uomo. Per questo motivo tende a non essere cacciato ed anzi venerato come spirito buono della foresta. Dobbiamo ricordare che la sopravvivenza di queste specie è strettamente legata alla conservazione del suo habitat e quindi alla tutela delle foreste pluviali.

© 2007 La Soffitta di Luna
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