Nome comune: ELEFANTE MARINO
Famiglia: Focidi
Ordine: Pinnipedi
Classe: Mammiferi
CARATTERISTICHE:
Gli elefanti marini sono così chiamati
a causa della loro proboscide e delle grandi
dimensioni. Un tempo erano
molto numerosi, ma poiché l'olio ricavato
da loro grasso aveva un grande valore commerciale,
questi animali furono oggetto di una caccia
spietata che finì quasi per portarli all'estinzione.
Ne sopravvivono ancora due specie: una un
tempo comune nelle acque della
California meridionale, raggiunge una
lunghezza di 6,7 m e da un solo esemplare
possono essere estratti 1550 litri d'olio;
e una specie australe che un tempo viveva
nella maggior parte delle regioni dell'emisfero
meridionale e oggi sopravvive nelle isole
della Georgia del Sud e in altre aree dell'oceano
Atlantico meridionale.
L’idrodinamica
forma del corpo riflette
l’adattamento dell’elefante marino alla vita
acquatica. Le zampe anteriori non gli forniscono
una grande spinta nell’acqua, ma lo direzionano fungendo da timone e lo
aiutano nel pesante spostamento a terra. Inoltre,
nei leoni marini del nord l’azione delle zampe
anteriori è rafforzata e resa più mobile grazie
alla presenza di forti muscoli lungo la colonna
vertebrale.
Questo
animale può trascorre molto tempo sott’acqua
grazie ad un evoluto sistema respiratorio
e circolatorio, che consente di ottimizzare
l’aria respirata distribuendola gradualmente.
Il
maschio si differenzia notevolmente dalla
femmina per le dimensioni (può raggiungere
una lunghezza di quasi i 5 metri ed un peso
di 2400 kg), ma anche per la testa molto grande
con un evidente ispessimento sul collo e per
la prominenza del naso. E’
difficile non notare la differenza tra i due
sessi, nel caso dell’elefante marino meridionale,
il maschio può essere anche quattro
volte la femmina.
La
pelle è argentata nel giovane per divenire
sempre più scura con l’età; il piccolo possiede
una lanugine nera.
Questi
grandi animali vivono tra i 14 e i 20 anni.
VITA ED ABITUDINI:
L’elefante
marino ha colonizzato ambienti con clima particolarmente
rigido, vivendo sulle terre ghiacciate o sul
pack, oppure sulle rocce emerse. Sicuramente
la forma del corpo riflette un’ottima agilità
in acqua ed un’altrettanta goffaggine nello
spostamento a terra. Il legame con l’ambiente
terrestre è comunque stretto e fondamentale per partorire e per far crescere
i piccoli.
Le
femmine, così come i giovani maschi, sono
gregarie e possono formare gruppi numerosi
per partorire e per accudire i
figli. Diversamente i maschi adulti conducono
una vita solitaria.
All’avvicinarsi
del periodo riproduttivo i maschi danno vita
a cruenti scontri per impossessarsi del gruppo
di femmine, o harem. Quindi per il maschio
non solo è necessario aver raggiunto la maturità
sessuale, ma deve attendere altri 4-5 anni
per possedere forza e dimensioni per affrontare
i grossi rivali.
Dal
momento in cui le femmine raggiungono le spiagge
nel periodo riproduttivo
sono letteralmente perseguitate dai maschi
che desiderano accoppiarsi. L’attenzione non
è rivolta solo alle femmine in grado di riprodursi,
ma anche a coloro che non si possono riprodurre
perché troppo giovani o si sono già accoppiate
o stanno ancora accudendo l’ultimo
nato.
Il corteggiamento è serrato e violento. Il maschio
blocca la femmina e la morde sul collo disponendosi
per l’accoppiamento. Nel caso in cui la femmina
protesti, come di solito accade, il partner
ancor più violentemente la blocca e la morde.
Nell’impeto di accoppiarsi e di allontanare
eventuali rivali, il maschio non solo divide
la madre dal piccolo ma spesso lo calpesta.
In questo modo ogni anno muoiono circa il
10% dei giovani. Le femmine devono anche difendersi
dai maschi non dominanti che stanno in prossimità
dell’harem e prestare molta attenzione anche
al momento in cui decidono di tornare in mare:
devono, infatti, attraversare le zone occupate
dai maschi non dominanti che, frustrati e
violenti, possono provocare la morte delle
femmine, qualora il loro particolare richiamo
non attiri l’attenzione del maschio dominante
che allontana i pressanti pretendenti. Il
maschio e la femmina adottano quindi delle
strategie
diverse: il primo investe sulla quantità,
accoppiandosi con il maggior numero di femmine
possibili e cercando di mantenere la supremazia
sugli altri maschi; la seconda concentra le
proprie energie sulla qualità, impegnandosi
a far sopravvivere l’unico figlio; in genere
una femmina partorisce un figlio una volta
all’anno. Quindi, supponendo che una femmina
sia in grado di riprodursi
dall’età dei 3 anni nell’arco della sua vita
(circa 14 anni) dà alla luce al massimo 12
piccoli. L’allattamento si protrae per circa
un mese.
La
gestazione varia tra i 10 e gli 11 mesi, anche
se all’interno di questo periodo lo sviluppo
dell’embrione è interrotto per essere poi
riavviato.
La
maggior parte dei Focidi
sono degli opportunisti, ossia si nutrono
di ciò che trovano, senza ricercare specifici
alimenti. Gli elefanti marini si nutrono di
pesce e di calamari.
Come
la maggior parte dei Focidi,
il leone marino può essere avvistato
nei mari polari, subpolari
e temperati (ad eccezione del Mar Mediterraneo,
dei Caraibi e delle
Hawaii).
NON
TUTTI SANNO CHE:
I
pochi maschi dominanti sono
gli unici ad accoppiarsi, ed, infatti, un
unico individuo può fecondare 100 femmine
nel corso della stagione riproduttiva.